Diario della quarantena

Viviamo in un treno rotto

Per alcuni di noi le nostre case sono come i vagoni di un treno fermo. Forse c’è un guasto, forse bisogna solo aspettare.
Seduta davanti alla finestra della mia stanza, come un viaggiatore davanti al finestrino, ho osservato ciò che fuori invece si muoveva, attendendo con quieta frenesia che il viaggio riprendesse.
È stato invece un altro giorno fermo, calmo, un po’ noioso, vuoto.
Ci dicono che stiamo ripartendo ma i motori sono ancora spenti e il macchinista non sa dove mettere le mani. Vorrei dirglielo io che in realtà non c’è molto da fare, che l’unica soluzione è cambiare il motore o ancora meglio farci scendere da questo treno. Vorrei dirglielo io ma sono nel mio vagone silenzioso e mi limito a guardare gli altri che sono fuori.
Al di là del vetro nessuno sembra preoccuparsi di noi qui dentro che sorridiamo e fingiamo di essere tranquilli. Tanto sarà nella notte che arriverà l’agitazione e non si potrà vedere.
A nessuno di loro viene in mente di chiederci da quanto siamo su questo treno rotto, da quanto non si muove più.
Ha iniziando a deragliare un po’ per volta; qualcuno si è accorto per primo delle scosse sempre più intense e del fumo che proveniva da chissà dove e ha iniziato a correre, ha provato a chiamare soccorso, ha cercato di scendere dal treno. Altri invece non hanno compreso la situazione finché non ci siamo fermati del tutto.
La gente passa davanti ai nostri finestrini come se nulla fosse, fa anche dei segni di saluto. I guasti sono normali, pensano, presto il treno ripartirà.
Quando in questi mesi anche i loro treni si sono fermati hanno scalpitato, gridato, protestato. Nemmeno in quel frangente hanno notato che noi eravamo già fermi da molto, non hanno fatto caso che invece di urlare con loro stavamo seduti a guardare, con quella specie di calma negli occhi di chi è già abituato.
Poi, come se nulla fosse, sono ripartiti e ci hanno di nuovo dimenticati.
Gli altri treni sfrecciano di nuovo e sembra che per noi non ci sia un binario libero per poterci muovere con loro.
Pare che non ci sia un posto da raggiungere e allora rimaniamo in attesa qui, in questo luogo sospeso tra una stazione e l’altra, dietro i vetri di un finestrino, dietro la porta di casa.
Aspettiamo un macchinista migliore, o ancora meglio un treno nuovo.

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