Diario della quarantena

Stavo per scrivere

Stavo per scrivere qualcosa su di me come le scorse volte, non era però qualcosa che mi piaceva.
Ve l’ho detto, l’umore in questa quarantena è un’altalena che non si ferma. A volte rallenta, a volte spinge così in alto che quasi cadi.
Ieri ero lassù e oggi sono caduta.
Mi sono sbucciata le ginocchia ma non mi sono fatta poi tanto male.
Stavo per scrivere qualcosa su di me, però oggi c’era poco da raccontare.

Ho deciso allora di parlarvi di qualcosa che ho rubato quando sono uscita nel cortile per vedere un po’ il sole e ho visto invece una vecchina sul suo balcone.
Sono stata attirata dai suoi bei fiori, grandi e vistosi. Non li avevo mai notati. Lei l’ho vista solo dopo, perché era piccina, e il balcone un po’ lontano. Ha iniziato a passeggiare con la schiena curva e col passo lento e fragile.
Avanti e indietro, avanti e indietro.
L’unica cosa che guardava erano i suoi piedi e i suoi fiori.

Mi sono posta tante domande su di lei, perché mi piace immaginare la storia delle persone che incontro.
Cosa l’aveva portata, nella vita, a passeggiare proprio su quel balcone e non su un altro?
Chissà qual è stata la sua strada, chissà su quante altalene era già salita.
Quanti amori avrà avuto? Aveva qualcuno che le voleva bene?
Pensai che magari si era appena preparata il pranzo, un piatto della sua infanzia.
L’ho pensata poi su una poltrona, a far dondolare i suoi ricordi, a far scorrere le ore su un’altalena lenta e un po’ stanca.
Ho inventato il suo volto, che non ho visto, solcato dalla tracce di sorrisi passati.
Ho immaginato i suoi vestiti profumare di sapone di Marsiglia.

Dopo un po’ è tornata in casa, ma ciò che più mi ha stupito è che l’avvolgibile della porta da cui è passata era alzata meno della metà. Per rientrare ha dovuto fare un grande sforzo, ha impiegato parecchio tempo ad attraversare quella piccola apertura.
Credo volesse tenere fuori il sole per lasciarlo tutto ai suoi amati fiori.
È stato come prendere parte di quella breve e stretta passeggiata, sono stata con lei tutto il tempo.
Avrei voluto salutarla con la mano, ma non ha mai guardato verso di me.

L’ho sorretta con gli occhi, senza che lo sapesse.

Avrei voluto, se si sentiva sola, che con la mia presenza fosse in compagnia.

Mi ha portato un po’ di malinconia per via dei suoi passi imperfetti e un po’ di amore grazie a quei fiori tanto curati.

Stavo per scrivere qualcosa su di me come le scorse volte ma non mi piaceva, allora ho scritto di qualcuno che oggi mi ha regalato delle sensazioni.
Lei non lo sa e quindi penso di avergliele rubate.

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *