Diario della quarantena

Regaliamo gesti gentili e mettiamoli sulla bilancia

Le ore passate sui libri per preparare gli esami probabilmente non mi erano bastate, così ad ottobre ho pensato che fosse una bella idea quella di iscrivermi a qualche corso particolare tenuto dall’Università Popolare; tra questi Galateo e Buone Maniere.
Oggi, dopo settimane, finalmente abbiamo fatto la prima lezione online. È stato bello, mi è un po’ sembrato di tornare alla normalità, alla mia vita di prima. Avere di nuovo delle scadenze e degli orari da rispettare, un piccolo scopo durante la settimana mi aiuta a tenere conto del tempo che passa e a sentirmi padrona della mia giornata.

Ho iniziato un po’ per gioco, per capire di cosa si trattasse, perché col Galateo in realtà io centro ben poco.
Sono una di quelle persone che quando è felice ride troppo rumorosamente e quanto è triste non è capace a nasconderlo. Una di quelle che mangia molto velocemente e che arriva tardi agli appuntamenti. Sono una ragazza a cui non importa di sporcarsi i vestiti giocando con i nipotini, e che ha sempre i capelli un po’ arruffati. A volte entro subito in confidenza con le persone nuove, mentre altre non mi sblocco nemmeno dopo ore.
Non mi siedo mai con la schiena dritta, i miei piedi li tengo sempre storti e mi perdo spesso nei pensieri.
Il Galateo invece è misura, ordine, educazione, contegno. Insomma, siamo due mondi lontani anni luce.
Però il Galateo non è solo questo. È anche e soprattutto altruismo, e questo per me è qualcosa che possiamo imparare tutti. Secondo le sue norme bisognerebbe mettere gli altri al primo posto, pensare prima di tutto al benessere delle persone che abbiamo accanto, facendole sentire a proprio agio.
Bisognerebbe essere una persona piacevole non per vantarsene, ma per regalare agli altri qualcosa.
Perché le maniere sono buone e non belle, e l’estetica perde di sostanza se non è accompagnata dall’altruismo.
Credo che sia importantissimo ricordarsi della gentilezza, soprattutto in questo periodo così strano.
Anzi, oggi più di ieri dovremmo rendere ancora più premurosi i nostri gesti e le nostre parole. È un modo per avvicinarsi, specie adesso che la distanza fisica ci viene imposta.

Diamoci un compito, compiamo più azioni di gentilezza possibili da qui a mercoledì prossimo, senza aspettarci nulla in cambio. Con qualcuno che vive con noi, con un collega, un vicino, con una persona in coda al supermercato, con qualche amico che si sente solo ma non lo dice per non disturbare.
Cerchiamo di non dare per verità assoluta il nostro pensiero, spesso si tratta solo di un’opinione personale. Cerchiamo di non giudicare qualcuno solo perché non condividiamo le sue idee o non le capiamo, perché non sappiamo cosa ha vissuto e cosa sta passando.

Teniamo traccia dei nostri gesti buoni, e segniamo anche quando invece non siamo stati altruisti come avremmo potuto.
Mettere noi stessi su questa bilancia potrebbe farci davvero capire chi siamo e chi stiamo diventando.
Perché credo che sia questo il momento giusto per tirare fuori la nostra umanità, abbiamo così tanto tempo per cercarla e poche scuse per non riuscirci.

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