Anche in questi giorni sto usando il profumo, anche se nessuno lo può sentire.
Mi fa stare bene. Mi piace alzare il collo della maglia e avvertirne l’odore, annusare i polsi e per qualche secondo credere che sia tutto normale.
Lo faccio perché ad ogni ricordo associo un profumo e quando tra tanti anni ripenserò a questo periodo voglio che ne abbia uno tutto suo.
È nuovo, lo avevo comprato e poi volutamente dimenticato perché non mi piaceva più.
Una volta qualcuno mi ha detto che non si dovrebbe acquistare un profumo appena annusato, ma che bisognerebbe aspettare almeno dieci minuti o ancora meglio un paio d’ore, perché l’essenza cambia stando a contatto con la nostra pelle. Quel giorno però ancora non lo sapevo e così l’ho preso senza che si abbinasse con la mia pelle.

Non saprei dire cosa sia, ma sembra proprio l’odore di questi giorni.
Mi ricorda un vecchio incenso acceso la sera, la pioggia che batte forte sul davanzale, una spezia dolce. Mi fa pensare al lievito per dolci e al letto disfatto. Sa di silenzio e della polvere sulla televisione. Odora come la borsa preferita lasciata nell’armadio a lungo, del caffè lasciato in una tazzina e come una candela appena spenta. Mi sembra sia l’odore di quando tutto è fermo, sospeso. Di quando qualcosa viene interrotto.
Voglio che abbia questo profumo, la mia quarantena.

Voglio che arrivi il giorno in cui potrò di nuovo chiuderlo nell’armadio, ma senza dimenticarlo di nuovo.
Perché voglio ricordarmi, ogni volta che lo annuserò, di questo lungo periodo in cui avevo così tanto bisogno di un abbraccio, e mi farà rendere conto di quanto sarà bello avere la possibilità di poter recuperare questo tempo passato ad aspettare.

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