Vorrei, in giorni come questo, la pioggia.
Ho sempre provato fastidio nel sentire di notte il rumore del suo ticchettio, a volte davvero troppo insistente. Non è qualcosa che mi rilassa e mi concilia il sonno, come sento capitare a tante persone.
Da bambina mi ha sempre tenuta sveglia, facendomi pensare, con non poca apprensione, a tutti quei poveri animaletti che in giardino erano senza riparo.
Da adulta mi continua a tenere sveglia, ma non so darmi una spiegazione. Mi agita, mi fa rigirare nel letto, mi spaventa.
Devo tenere sotto controllo quel fragore incessante, assicurarmi che non accada nulla.

Mi fa paura l’idea che possa entrare l’acqua in casa. Ed è buffo se penso che di quattro case che ho abitato a Torino ben due hanno avuto problemi con la pioggia che più forte di ogni barriera riusciva ad entrare. Una aveva infiltrazioni dal tetto, l’altra una porta d’ingresso che faceva trapelare l’acqua ad ogni temporale. Insomma, sono stata attaccata su più fronti.
In realtà era quasi divertente guardare la televisione con le mie coinquiline con diverse pentole sparse per casa che si riempivano dell’acqua che gocciolava dal soffitto. Mi viene in mente la torre dove alloggiava Merlino in un cartone animato che conosciamo tutti. Forse è proprio per colpa di quel cartone che vedo la pioggia come un qualcosa di incontrollabile. D’altronde, nemmeno lui che era un mago, poteva fermarla. E poi guardavo i libri che aveva, irrimediabilmente inzuppati, e pensavo fosse davvero ingiusto tenerli in un posto del genere, e mi risultava incomprensibile che lui non se ne preoccupasse. Riguardando adesso quella scena mi viene ancora da mettere le mani nei capelli, è terribile, si è stampata nella mia testa come una scena drammatica e così rimane.

La notte però, quando piove, mi sento come se la casa dovesse crollare da un momento all’altro. Come se qualcosa tentasse di violare un mio spazio intimo, privato, e mi sento senza nessun strumento per poter proteggermi da quest’invasione.
Non posso farci nulla, rimango sveglia ad ascoltare, irrequieta e coi sensi vigili più che mai.
Tra l’altro mi fa venire il cattivo umore, mi sento malinconica.
Credo infatti che le strade bagnate siano una delle cose più tristi su cui i nostri occhi possano posarsi.
Non quelle di campagna, parlo proprio delle strade asfaltate. Sono già tanto grigie, con la pioggia sembrano ancora più cupe.
Le pozzanghere che ci regala la pioggia però, quando tutto finisce, sono come finestre bellissime in cui possiamo intravedere il cielo anche se stiamo con la testa china.
È così che funziona la pioggia, prima ti rattrista e poi ti ricorda dell’esistenza del cielo disseminando le strade di specchi.

Oggi però, vedendo questa bella primavera per niente timida, vorrei la pioggia. È un desiderio un po’ inaspettato, ma almeno avrei qualcosa da guardare, in questo cortile vuoto su cui mi affaccio.
Vorrei uscire mentre piove e guardare la mia rabbia colare giù nel tombino, sentendo sulla pelle qualcosa che possa sembrare, un contatto, anche se freddo. E ci sarebbe un senso in più, in questo stare chiusi in casa.
Nella testa ho tanti colori scuri, li vorrei anche nel cielo, così, per coerenza.
Vorrei qualcosa da ascoltare, che sia diverso da un film o da un telegiornale.
Vorrei qualcosa che mi distragga dai miei pensieri, questa notte.

Mi chiedo, cosa fanno i ricci mentre piove?

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