Oggi, passeggiando un po’ nei boschi ho iniziato a sentir bruciare la mano. Senza rendermene conto avevo sfiorato alcune foglie d’ortica.
Sono tornata indietro per osservarla. È una pianta che adoro, forse perché come il riccio punge chi la tocca senza consenso, forse perché è ribelle e va dove vuole.
Nella sua fragilità di steli esili e foglie sottili ha la dignità di un guerriero pronto a tutto.
Come il piccolo principe davanti alle spine della sua rosa, io davanti a lei provo tenerezza osservando le foglie larghe che ingenue pensano di essere forti e resistenti.
Da piccola, in piena estate, andavo sempre in montagna con la mia famiglia. La sera ci radunavamo in una casa grande e accogliente, anche se fredda da far battere i denti. Le giornate però le passavamo sempre in giro, all’aria aperta. Le ore erano scandite da gite, arrampicate, giochi nell’acqua gelata e costruzioni di fango. Non so come mai, ma ogni giorno in un modo o nell’altro finivo dentro un cespuglio di ortiche. Inutili tutti i vari avvertimenti che mi gridavano, non ascoltavo e irrimediabilmente in men che non si dica ero già piena di piccole bolle pruriginose.
Qualche volta capitava per recuperare un pallone, ogni tanto per rincorrere un animaletto, talvolta per semplice distrazione, come oggi.
Mi stava antipatica, quando ero piccola, perché non sopportavo il bruciore che mi provocava su braccia e gambe, arrossandole per lunghi minuti.
Ma è proprio lì, tra quelle montagne, che piano piano ho imparato ad apprezzarla.
Me lo insegnarono mia mamma e mia zia, facendomi capire che anche l’ortica ha il diritto di difendersi e che in realtà non era cattiva come credevo.
“Basta conoscerla”.
Credo sia un insegnamento importante per un bambino.
Mi spiegarono le differenze tra le foglie più giovani e quelle più vecchie, mi mostrarono le varie sfumature del verde e mi fecero vedere come raccoglierle per poterle cucinare, perché fanno il sangue buono, le ossa forti e scacciano la fatica accumulata durante il gioco di un pomeriggio intero.
Mi sembravano due streghe moderne, mentre mescolavano con un cucchiaio di legno quella strana pozione verde scuro in quel pentolone enorme. Riuscivano a trasformare qualcosa di cattivo in qualcosa di buono, una pianta urticante in un risotto, o una frittata; una magia che volevo imparare a replicare.
Così oggi, mentre mi bruciava la mano, sono tornata alla mia infanzia, a quella casa fredda dove la sera mangiavamo tutti insieme ed eravamo felici, dove era tutto più semplice perché anche le ortiche non facevano più male.

Ho deciso di replicare quella magia e tornare in parte a quei momenti, imitando i gesti di mia mamma e di mia zia.
Quella che osservate nella foto è l’ortica raccolta.
Più tardi nei commenti vi farò vedere cosa avrò preparato.

Articoli consigliati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.