Diario della quarantena,  Racconto

Odissea

Stanotte ho sognato di dover sostenere un esame molto importante. La professoressa che stava per interrogarmi era la mia preferita di lettere del liceo, sapeva premiarmi tanto quanto sapeva essere severa.
Ero serena perché l’esame riguardava un libro che avevo letto attentamente, mi sentivo sicura di me.
Ad un certo punto, quando ormai stava per chiamarmi alla cattedra, mi rendo conto di aver dimenticato il nome dell’autore.
Panico.
Ho iniziato ad agitarmi e mi sono rivolta alla ragazza seduta vicino a me ma non sapeva di che libro stessi parlando.
“Ma sì” le sussurrai cercando di non farmi vedere “quel libro che parla della gioia”.
Niente da fare, nemmeno cercando su internet si riusciva a trovare qualcosa.
Mi avvicinai ad un altro compagno e chiesi anche a lui.
“Mi dispiace Giulia ma nemmeno io ne so nulla. Ma stai tranquilla, non ti chiederà il nome dello scrittore”.
Non ne ero sicura. Si tratta di quelle domande talmente banali che forse può non venire in mente, d’altronde chi è che porta ad un esame un libro di cui non conosce l’autore?
Potevo però essere sfortunata, come mio solito in questi casi. Se me lo avesse chiesto che figura avrei fatto? Mi sarei sentita davvero umiliata; quando per l’agitazione o per la stanchezza dimentichi qualcosa inevitabilmente non ti crede mai nessuno. Io, sono sincera, potrei dimenticarmi il mio stesso nome, in certi momenti.
L’agitazione saliva, non riuscivo più a stare seduta al mio posto, l’unico istinto che avevo era quello di buttare a terra la sedia e scappare.
Mi sono svegliata mentre la professoressa mi chiamava.

A volte la mente fa dei giochi strani e la soluzione è sempre davanti ai nostri occhi, cerchiamo qualcosa senza sapere di averlo già.
Domandavo chi fosse l’autore di “Joyce” quando Joyce in realtà è proprio il nome che cercavo, James Joyce. “Joy” in inglese vuol dire “gioia” e andando a ricercare l’origine di questo nome si ritrovano proprio i significati di “giocoso”, “gioioso”.
In effetti è proprio quello che sto facendo, che facciamo tutti; cerchiamo una soluzione, un modo per essere felici. Forse è qualcosa che abbiamo già e che devo solo tradurre.
D’altronde una delle opere più conosciute di questo autore è “Ulisse”, un viaggio nel mondo dell’uomo atto a modellare se stesso, a crescere e ad arricchirsi spiritualmente. Un viaggio che noi tutti compiamo.

Si tratta di un romanzo ambientato in un unico giorno, il 16 giugno. Ve lo dico perché credo sia una bella coincidenza, oggi mi è arrivata una telefonata per dirmi che il 16 giugno potrò lasciare questa casa, anticipando il mio trasloco.
Non è stata una mia richiesta, anzi sono rimasta un po’ spiazzata da questa proposta.
Credo che stia per iniziare una mia piccola Odissea, una rivoluzione.
Questa volta devo cercare a tutti i costi di non agitarmi e tenere a mente il nome di chi scriverà questo viaggio, il mio, perché credo sarà la chiave della sua riuscita.

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