Diario

Non scrivevo da anni

Non scrivevo da anni, prima di questo maledetto Coronavirus.
La scusa era quella di non avere tempo. Pensavo che sarei stata felice di averne abbastanza per stare a casa e dedicarmi a questa passione, ma la verità è che non siamo abituati a pensare così tanto, così a lungo. Solitamente riempiamo le giornate per evitare i pensieri più sgradevoli, un atteggiamento evitante che adesso è difficile da mettere in atto. Portare a galla certi ricordi proprio in questi giorni non fa stare bene, ma è estremamente faticoso combattere con la propria mente dopo più di sei settimane di isolamento.
Sei settimane. Scriverlo mi ha fatto impressione. Non avrei mai creduto di poter passare così tanto tempo da sola. Mi chiedo quali conseguenze potrebbe avere su di noi. Non avendo nessuno a cui rivolgere un sorriso, un motivo per modulare il tono di voce in base ad un discorso, nessuna occasione per un gesto inconscio delle mani mentre si argomenta qualcosa, sarà possibile dimenticare come ci si relaziona con gli altri?
Siamo immersi nei pensieri tutto il giorno e si sa che la mente può trascinare in luoghi che fanno paura, dove avevi lasciato che si creassero ragnatele a coprire tutto, dove era bastato chiudere una porta per non vedere quella confusione. Questa solitudine fisica essendo imposta e non ricercata porta a sentirci soli anche emotivamente ed affettivamente. Diventa difficile parlare con qualcuno, far sapere come stiamo. Ci sembra solo di non avere niente di cui parlare, perché al telefono è complicato esprimere i nostri sentimenti e le nostre emozioni e così a volte ci ritroviamo a non dire niente.
Ci manca l’autenticità di un dialogo.
Scrivendo però riesco ancora a distrarmi, penso a voi che mi leggete, e penso a quanti siamo in questa condizione che non sembra vedere una fine.

Penso anche a quanto in passato ho voluto questo tempo e quanto in realtà adesso non lo voglia più.