Diario di vita

L’ombrello viola

Stamattina quando sono uscita di casa per andare a lavoro mi sono accorta che pioveva. Non me l’aspettavo, non avevo guardato le previsioni meteo e nemmeno aperto le finestre mentre mi preparavo di fretta. Ieri era una bella giornata, fredda ma luminosa, piena di sole e col cielo terso. Di certo non lasciava intendere che oggi sarebbe stato diverso. Mi sono guardata un po’ attorno, l’aria pungente mi ha fatta rabbrividire e il grigio del cielo si mescolava con la strada.

Per fortuna con me ho sempre il mio ombrello viola, è un regalo di tanti anni fa e non me ne separo mai. Credo sia l’ombrello più longevo di sempre, ha ben quattordici anni. È il mio compagno di viaggi ormai, anche quelli brevi delle 7 di mattina. Mi ricordo quando mio papà me lo diede dicendomi che mi sarebbe servito per andare a scuola. Pensai che un ombrello non fosse un granché come regalo ma perlomeno era utile. Poi, era pure del mio colore preferito. “Qui a Genova non resisterà nemmeno un inverno” avevo pensato guardandolo.

Nella mia città piove così tanto che l’acqua sembra venire giù a secchiate, per non parlare del vento che è in grado di togliere i tetti dalle case e i pensieri dalla testa. Invece mi ha accompagnata a scuola per tutto il liceo, mi ha scortata nei vicoli del centro quando andavo a bere con gli amici, è stato con me in quei giorni piovosi e solitari dei primi mesi di Torino, mentre cercavo una libreria in cui intrufolarmi per avere un po’ di compagnia. Mi ha riparata mentre attendevo di entrare in Accademia per sostenere un esame e mentre alla fermata il tram tardava ad arrivare. Mi ha aiutata a proteggere i cuscini del letto durante un paio di traslochi, mi ha permesso di riparare un’amica mentre correvamo insieme. Ha finto per me di essere un’arma riposta dentro la borsa quando rientravo la sera tardi, solo per farmi sentire sicura. Mi ha dato coraggio durante il primo colloquio di lavoro e l’ho usato anche per andare a teatro, fregandomene degli sguardi superstiziosi che mi circondavano. Mi accompagna in ufficio, come oggi, dandomi l’esempio per affrontare la giornata come lui affronta un temporale.

Quel regalo nel corso degli anni ha assunto un’importanza enorme.
“È solo un ombrello” mi sento dire quando temo di averlo dimenticato da qualche parte e lo cerco con la paura di non trovarlo più. Ho sempre la testa fra le nuvole, sono spesso distratta e perdo di tutto eppure lui non l’ho mai lasciato da nessuna parte perché piuttosto che rischiare di perderlo, dopo averlo usato lo rimetto subito nella borsa anche se è ancora bagnato.

“Non è solo un ombrello”, vorrei rispondere ogni volta “è un gesto”.
Un gesto che voleva dirmi “Non sono fisicamente lì perché ti lascio la tua indipendenza ma in qualche modo continuo a prendermi cura di te”.
Il gesto di qualcuno che voleva proteggermi da una banale pioggia durante il tragitto a scuola e che invece mi ha protetta da innumerevoli temporali.
Un gesto che si è ripetuto giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Un gesto apparentemente insignificante che ha assunto piano piano un senso speciale.
Un gesto che continua ad accompagnarmi, come un abbraccio pieno di affetto, anche oggi che sono donna, in una città diversa.
Ancora adesso che non sono più una ragazzina ma bensì un’adulta, con due lauree in tasca e un lavoro che mi piace.


Non credo che avrei raggiunto la mia indipendenza così in fretta se non avessi avuto il mio ombrello viola a ripararmi da tutte le piogge della vita, perché è stato un po’ anche lui a farmi insistere nelle mie imprese,sopratutto quando nessuno pensava che potessi resistere, facendomi vedere che non si possono affrontare i problemi rimanendo chiusi in noi stessi.

Nel pomeriggio è tornato il sole e sono potuta uscire da lavoro con calma, con il mio ombrello ancora bagnato in borsa.

Però prima vi ho detto una bugia, lui non è l’ombrello più vecchio che conosco.
Se vi capiterà mai di passare da casa mia, a Genova intendo, andate a vedere nel portaombrelli vicino alla porta della sala. Dentro ci troverete un ombrello ancora più anziano; quello di mio nonno, il papà di mi papà.
Lo conserva ancora, anno dopo anno, pioggia dopo pioggia, stando attento a non perderlo mai.

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