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Le origini

Oggi era seduta sul divano, a gambe incrociate, pensierosa. Ho fatto un gioco, ho viaggiato nel tempo, nello spazio, nei ricordi di qualcun altro.


Ho sfogliato mentalmente il libro delle mie origini e ho aggiunto con la fantasia le pagine che non riuscivo a leggere.


Ho visto mia nonna Antonietta dietro al banco del mercato, mentre legge un bigliettino segreto lasciato da un ragazzo. Accartoccia quel pezzo di carta, guardandosi attorno cercandolo. Lui è lì, sulla camionetta tra l’insalata e il basilico, mentre parla di qualche sciocchezza che gli illumina il volto abbronzato. Cerca di non guardare nella direzione di lei ma non ci riesce, mio nonno Gigi è curioso e la guarda. Occhi scuri negli occhi chiari.


Osservo in silenzio la nonna Lina, mentre osserva fuori dalla finestra. Sta aggiustando l’abito bello di una vicina, con i fiori colorati e le pieghe sulla gonna. Vede il mare e le brillano gli occhi ma ancora non sa che da lì verrà il suo amore, mio nonno Baffi. Lui sta per attraccare al porto, ha delle corde in mano e la salsedine sulle labbra. Il sole è impigliato nelle sopracciglia scure e nello sguardo porta con sé paesaggi lontani. Le stesse terre che ritroverà incrociando gli occhi della nonna, per caso, lungo i vicoli in festa.


Guardo i giochi da bambina di mia mamma e mia zia. Ad occhi chiusi navigo lenta nell’immagine di loro che si arrampicano sugli alberi con le ginocchia sbucciate, dandosi la manina per aiutarsi. Un attimo dopo sono ragazzine, sono in piedi davanti ad uno specchio, quasi di nascosto so chiedono se sono pronte. È domenica pomeriggio, stanno per avviarsi verso la piazza del paese dove incontreranno mio papà e mio zio. 


All’improvviso sono seduta vicina a mio papà; suo fratello gemello sta costruendo una fionda e mio padre conta le pietre da lanciare. Dieci a testa, per essere pari.Il tempo di alzarci e siamo in un locale, qualche anno dopo. Sorrido mentre fumano la pipa prima di salire sul palco con la chitarra in mano e un sogno in tasca.Papà però pensa al giorno dopo, quando sa che potrà andare nella piazza del paese. Arriverà in anticipo per vederla arrivare, facendo finta di niente. Però forse questa volta a fine giornata le chiederà se può accompagnarla per un pezzetto di strada, verso casa.


Apri gli occhi, sono sul divano a gambe incrociate. Guardo l’ora, è tardo pomeriggio. La casa è in silenzio.
Seduto accanto a me, incrocio uno sguardo e un sorriso. 
“Che fai?” Mi chiede.
“Viaggio e colleziono” gli rispondo.


Colleziono i ricordi di ciò che è stato per avere una visione, a volte una scommessa, su ciò che sarà.

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