Lista
Diario della quarantena,  Racconto

La lista

L’ultimo giorno che sono tornata a casa da lavoro non sapevo che sarebbe stato davvero l’ultimo ma avevo già dentro di me una sensazione di silenziosa frenesia.
Mi sono seduta al tavolo, non era ancora il momento di preparare la cena, e con una penna nera ho scritto una lista. Lo faccio spesso, mi serve per ricordare qualcosa o per confermare a me stessa di essermene ricordata.

Volevo prendere il controllo prima ancora che questo mi sfuggisse dalle mani.

Ho iniziato un elenco infinito di cose da fare. “Così mi terrò occupata”. Mi sono sentita molto saggia e adulta nel farlo. L’ho persino riscritto una seconda volta con una grafia più pulita e ordinata. Ho cenato pensando che non vedevo l’ora di cominciare. Finalmente potevo avere il tempo di togliere la muffa dalla cucina, lavare le persiane, mettere a posto la libreria.
Temendo di finire tutto nel weekend, ho scritto un elenco davvero ricco, e per riempire ancora di più quel foglio vuoto, in cui probabilmente mi immedesimavo, ho creato anche un riquadro un po’ inutile per tenere conto di quante lavatrici avrei fatto e di quanti film avrei visto. Anche il restauro del comodino, rimandato già da quasi un anno, spiccava tra le righe fitte.
Volevo arrivare alla fine della quarantena senza nemmeno più un libro lasciato indietro, con la casa perfettamente in ordine come quelle delle riviste.

La lista mi avrebbe dato il controllo, quasi maniacale, di una situazione che sinceramente ancora non capivo.

Dopo tre settimane, questa mattina la lista era ancora praticamente intatta. A parte qualcuna, non c’erano molte spunte accanto alle voci delle cose che mi ero prefissata di fare.
Come un rituale, sempre uguale ogni giorno, mi sono svegliata, mi sono avvicinata al tavolo per fare colazione e quel foglio era lì, mi guardava con rimprovero.
Come ogni volta l’ho letto e subito dopo l’ho accantonato nell’angolo provando ad ignorarlo. Però, come nei giorni scorsi, l’ho lasciato posato lì sul tavolo, per darmi l’opportunità di ripensarci domani e di recuperare. Ma sapevo già che immancabilmente lo avrei solo letto e spostato nuovamente nell’angolo.
Per fortuna non ho comunque passato le mie giornate guardando il soffitto, ho fatto ugualmente tante cose. Non quelle scritte, però. Inizialmente, lo ammetto, ciò che facevo fuori dalla lista dopo lo scrivevo e lo spuntavo. Poi mi è sembrato di barare con me stessa e ho deciso che non meritavo questo auto imbroglio.

Non so perché non ho rispettato il mio stesso proposito, non penso sia solo pigrizia e procrastinazione.

Anzi lo so.
Pensandoci bene è perché mi fa un po’ paura. Sono tutte cose che non ho mai fatto perché non ho mai avuto il tempo di farle, e ora averlo è qualcosa che non voglio. Non così, non in questo momento.
Può sembrare insensato, ma penso sia un modo di rifiutare la situazione in cui mi sono trovata.
Deve rimanere tutto come era prima, e se prima non avevo il tempo non lo voglio avere nemmeno adesso.

Stasera però ho deciso che così non andava bene. Ci ho pensato durante il pomeriggio, stavo facendo un gioco con me stessa che non mi faceva bene e non intendevo continuarlo. Un gioco che mi intossicava la mente già dal risveglio, facendomi sentire inadatta, incapace. Così, dopo un po’ di titubanza, ho preso la mia lista, l’ho letta ancora una volta, non ho resistito, e l’ho stracciata.
Sono andata a buttarla nel bidone della carta, il più lontano possibile da me e dai miei sensi di colpa. Ho chiuso la partita così, senza vincitori né vinti.
Voglio vivere i miei spazi e i miei tempi senza essere il mio stesso carceriere.

Ho capito che il cambiamento non sarebbe avvenuto seguendo quella lista, ma c’era già stato nell’averla scritta.

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