La chiave arrugginita,  Racconto

La chiave arrugginita – parte 4

Rimanemmo tutti a fissarla in silenzio, ma solo per qualche secondo.
“Dai dicci!” la incitò Ilaria.
“Dai dai!” proseguì io.
“Vuoi che ci arrampichiamo sul muro fino all’ultimo piano così da poter entrare nel terrazzo di Fabrizio?” chiese Giacomo.
“Se sì” proseguì “a casa ho la corda da scalatore di mio zio. La vado a prendere però salgo solo io, per voi potrebbe essere pericoloso”.
Lo ignorammo cercando di non metterci a ridere. D’altronde, bisogna ammetterlo, il coraggio non gli mancava mai e questo suo istinto protettivo nei nostri confronti un po’ ci lusingava.
“Secondo me non dobbiamo cercare di andare sul terrazzo, dobbiamo entrare nella casa abbandonata” ci spiegò Laura.
“E perché?” chiese Ilaria.
“Beh ovvio, è piena di segreti, misteri e forse fantasmi. Sicuramente lì ci sarà Uga e forse anche il nostro tesoro!”

Ero incredula per non averci pensato prima, quella casa era sempre stata uno dei miei luoghi preferiti; era perfetta da esplorare, uno scenario fantastico per tantissime avventure e storie. Il giardino era selvaggio e pieno di scale che portavano in angoli nascosti. C’era anche, scolpita nella pietra, una specie di panca, o meglio, un vero e proprio trono che chissà quale re ci si sedeva. Sullo schienale era scolpita una cornice ormai vuota, che sicuramente cento anni fa conteneva una fotografia, un ritratto o una formula magica. Avevamo passato l’intera estate, l’anno prima, a cercare il contenuto di quella cornice. Scavavamo nel giardino in cerca di reperti e ad ogni pezzo di piastrella saltavamo su come grilli convinti di aver finalmente trovato ciò che cercavamo ma purtroppo non riuscimmo mai a riempire quella cornice. Dovemmo interrompere le ricerche quando i nostri genitori videro tutte le buche che avevamo fatto e, temendo prima o poi l’arrivo dell’anziano proprietario, le ricoprirono tutte senza farci mancare una bella sgridata e una severa punizione. Per noi era vietato entrare in quel giardino sopratutto per il fatto che c’era un muro pericolante che stava per crollare, il quale sorreggeva a stento una scalinata che portava al secondo piano dell’abitazione.
Però, si sa, più qualcosa viene vietato ad un bambino, più quel qualcosa diventa irresistibile. Figuriamoci se si tratta di case abbandonate, giardini incolti, scale traballanti e troni da re.

Non dovemmo nemmeno acconsentire alla proposta che ci stavamo già dirigendo verso il retro di quella casa, pronti ad esplorare per l’ennesima volta quei pochi metri di terreno. Andammo subito lì perché essendo un po’ buio e chiaramente era il luogo più misterioso di tutti. C’era una finestra che non aveva la persiana quindi a volte riuscivamo, con le torce, a spiare dentro quella casa. Inoltre i muri erano pieni di anfratti e nascondevamo lì tutti i nostri tesori. Sicuramente era il posto migliore in cui Fabrizio avrebbe potuto nascondere il nostro tesoro e anche la povera Uga.
“Tra l’altro” pensai tra me e me “forse non ce ne siamo mai accorti, ma la serratura che stiamo cercando potrebbe essere proprio sul trono, magari nascosta tra le erbacce. Questo sì che sarebbe un colpaccio, potremmo risolvere due misteri in una volta sola!”.
Decisi quindi di esaminarlo per primo, guardando bene bene anche la base e il retro, attenta a non pungermi con le ortiche. Purtroppo però oltre alla misteriosa cornice non sembrava esserci nulla di strano. Infilai per sicurezza la chiave in qualche buco tra le pietre ma non accadde nulla. Intanto Giacomo cercava di spiare dentro la casa con una torcia, di Topolino, che aveva tirato fuori non si sa quando. Laura e Ilaria si erano arrampicate su un muretto per esplorare una parte di giardino che stava un po’ più in alto, quasi inaccessibile perché non c’era più nessuna scala. Le raggiunsi, si vedevano ancora i segni delle buche mal coperte. Forse avremmo dovuto metterci a scavare di nuovo ma tutti quanti ricordavamo bene la sgridata terribile dell’anno prima e non ci tenevamo a riceverne un’altra.

Rimaneva solo una parte da esplorare, l’interno della casa.

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