La chiave arrugginita,  Racconto

La chiave arrugginita – parte 3

Per arrivare da Uga dovevamo attraversare due cancelli. Il primo, piccolo e color ardesia, portava al cortile di un condominio, quello di Laura e Fabrizio, passando però attraverso il giardino di una casa abbandonata, luogo di tante nostre scorribande. Bisognava utilizzare una piccola chiave che la nonna di Giacomo e Ilaria teneva appesa in cortile, sotto la finestra della cucina. Noi la prendevamo di nascosto per poi rimetterla al suo posto a fine giornata, la nonna faceva finta di non accorgersene e non ci sgridava mai.

Il secondo invece era grigio chiaro con evidenti macchie di ruggine. Non serviva nessuna chiave però cigolava tantissimo e, durante le missioni segrete serali, preferivamo scavalcarlo per evitare di farci sentire dai nemici.
Girando subito a destra si trovava una scaletta larga e con pochi gradini che portava nel retro del condominio. Qui, sommersi da una fitta e variopinta vegetazione, si trovavano tutti i giardinetti dei vari appartamenti, tra cui quello di Laura. Era molto carino perché anche qui per entrare bisognava scendere un gradino ed aveva un aspetto molto elegante e allo stesso tempo selvaggio. Sembrava quasi un luogo abbandonato da secoli, anche se a Laura non l’ho mai detto perché vedevo spesso sua mamma intenta nel prendersene cura, non avrebbe capito cosa intendevo e sicuramente si sarebbe offesa. Il perimetro era ricco di piante e alberi alti e rigogliosi, tantissimi cespugli facevano in modo da isolarlo dagli sguardi curiosi. Era fresco e ombroso, con un tavolino rotondo in metallo e alcune sedie. Spesso giocavamo a carte seduti riparati dall’ombra, con un succo e una torta fatta da una delle nostre mamme.

Conoscevamo bene il nascondiglio preferito di Uga e ci dirigemmo quindi con passo sicuro verso l’angolo in fondo a sinistra, guardando sotto alla salvia.
Cercammo per un po’, smuovendo le foglie e il terriccio, ma dell’animale non c’era traccia.
“Dov’è finita la mia tartaruga?!” mormorò quasi piangendo Laura.
“Dai non ti preoccupare, adesso la troviamo” le disse Ilaria ispezionando il resto del terreno.
“Certo, la troverò io! Vi ricordate quando un giorno ho trovato un fossile di dinosauro?”
“Giacomo, non è possibile che nel cortile della scuola ci fossero i dinosauri!” ribattei.
“E invece sì, puoi chiedere a tutti! E io ce l’ho, sta in camera mia, nascosto bene bene!”
“Ah sì? Allora vallo a prendere.”
“Uga non è un fossile!” ci interruppe Laura. “Dobbiamo cercarla! Potrebbe essere scappata! Potrebbe essere finita dentro un tombino ed essere arrivata in un fogna! Potrebbe essere caduta da qualche parte a pancia in su e non riuscire più a rigirarsi! Potrebbe…”
“Okay okay” provai a calmarla “adesso la cerchiamo. Era già scappata?”
“No mai. Come potrebbe? Il giardino è sempre chiuso e comunque è sempre stata troppo pigra per salire quel gradino.”
“Magari è andata a cercarsi un tartarugo” ipotizzò Ilaria ridacchiando.
“Ma poi siamo sicuri che sia una femmina? Cioè, come lo capisci?” si interrogò Giacomo.
“Sei proprio stupido.” gli disse la sorella.
“Parla quella che pensa ai tartarughi” ribatté lui facendole una linguaccia.
“Andiamo a cercare la MIA tartaruga sì o no?!” urlò Laura in preda all’agitazione.

“Certo che se ci fosse anche Fabrizio…” borbottò Giacomo.
“Fabrizio… non è che lui c’entra qualcosa?” ipotizzai con tono sospettoso.
“Cosa intendi?” mi chiese Laura.
“Non so, ma lui c’entra sempre qualcosa, in più oggi non c’è ed è sparita pure Uga. Sicuramente è strano.”
“In effetti” aggiunse Ilaria “lui ronza sempre attorno ad Uga. La prima cosa che fa quando veniamo qui è quella di cercarla e prenderla in mano. Secondo me l’ha rapita!”
“Ma cosa dite! Perché dovrebbe farlo?” Giacomo era incredulo per via delle nostre congetture.
“Forse lui sa dov’è la serratura che cerchiamo e sa che Uga poteva aiutarlo per trovare la chiave. Vorrà tenersi il tesoro tutto per sé, è sempre un tirchio e non vuole mai dividere niente con noi” ipotizzai.
“Impossibile, me ne avrebbe parlato” mi fece notare Giacomo.
“E chi ci dice che tu non sia suo complice?” ribatté la sorella.
“Infatti. Sei solo una spia!” gridò Laura arrabbiatissima.
“Ragazze dobbiamo legarlo e imbavagliarlo prima che dica a Fabrizio che abbiamo la chiave!” propose la sorella.
“Ma siete pazze? Voi siete proprio fuori! Fabrizio non lo vedo da ieri proprio come voi!”
Ci guardammo per qualche secondo. Lui era pronto a fuggire mentre noi cercavamo di bloccare l’uscita del giardino. Poi Ilaria sospirò, scrollando un po’ le spalle.
“È vero, può aver rapito Uga solo dopo che ci siamo visti e io Giacomo non l’ho perso mai di vista” confermò, un po’ stizzita nel non poter colpevolizzare ancora il fratello.
“Se ha rapito la tartaruga deve essere per forza in casa, ha chiuso le finestre per farci credere di non esserci” sussurrò Laura, guardandosi attorno per assicurarsi di non essere spiata. Ci girammo lentamente verso le persiane chiuse, sentendo un po’ di inquietudine salire fin dentro la pancia.
“E i suoi glielo farebbero fare?” chiesi dubbiosa.
“Forse li ha uccisi…” disse pensieroso Giacomo.
“Adesso sei tu il pazzo, non dire stupidaggini” controbatté Ilaria dandogli un calcio.
“Deve averla nascosta sul suo terrazzo, ma come ci arriviamo se non sono in casa?” chiesi infine, incerta sul da farsi. Rimanemmo in silenzio, un po’ preoccupati e un po’ rassegnati. Quella povera tartaruga era nelle mani di Fabrizio e sicuramente lui non l’avrebbe lasciata andare tanto facilmente, ma salire su quel terrazzo così alto era praticamente impossibile.
“Ho un’idea!” Laura fece un passo in avanti alzando una mano, interrompendo i nostri pensieri.



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