La chiave arrugginita,  Racconto

La chiave arrugginita – parte 2

Laura fu la prima ad arrivare. Mi si sedette accanto e iniziò a raccontarmi della sua mattinata e di come il fratello maggiore l’avesse fatta arrabbiare. Ci sentivamo molto unite in questo, eravamo entrambe le più piccole di casa e vittime di fratelli furbi e dispettosi.
Dopo poco arrivarono Giacomo e Ilaria. Lei si unì alla nostra conversazione con foga, condividendo la nostra posizione. Lui, ovviamente, non era d’accordo ma non aveva argomentazioni a suo favore e dopo poco iniziò ad ignorarci giocando a pallone contro un muro, lanciando ogni tanto un’occhiata quasi disperata in direzione della finestra di Fabrizio. Era chiusa, probabilmente lui e i genitori non erano in casa.
“Che strano” commentò Laura “ieri non ci ha detto niente”.
Ad un certo punto il pallone, calciato da Giacomo, mi arrivò dritto in faccia facendomi urlare e alzare di scatto.
Lui si mise a ridere ma poco dopo stava già scappando perché inseguito da tutte noi che minacciavamo con un chiodo il suo amato pallone.
“Fermi tutti!” urlai all’improvviso, fermandomi col fiatone.
Giacomo stava a distanza di sicurezza parecchi metri più avanti.
“Mi stavo dimenticando di questa” dissi tirando fuori dalla tasca la chiave trovata poco prima.
“Che cos’è?” mi chiese Ilaria strappandomela di mano con fare poco delicato.
“L’ho trovata mentre vi aspettavo, dev’essere la chiave di un giardino segreto!” sussurrai cercando di conferire enfasi alle mie parole.
“Oppure di uno scrigno dei pirati!” disse Giacomo coprendosi un occhio per imitare una benda. Si avvicinò a noi ancora guardingo, col pallone ben stretto sotto il braccio.
“Dovremmo provare a cercare la serratura misteriosa” proposi guardandoli in maniera solenne.
“Sì ma aspettiamo Fabrizio?” chiese Giacomo.
“No, non abbiamo tempo da perdere. Pensate se qualcuno la trovasse prima di noi! Quando arriverà gli spiegheremo tutto e ci aiuterà” sentenziò Laura.
“Però se il tesoro lo troviamo prima ce lo dividiamo solo noi quattro” aggiunse Ilaria, con una risatina.
“Sei sempre la solita!” la prese in girò il fratello “Io voglio aspettare il mio amico!” aggiunse lagnandosi.
Ilaria lo spintonò e il pallone che lui ancora teneva cadde e rotolò verso la mia direzione. Fu inutile il suo tentativo di riprenderlo, in pochi attimi lo raccolsi e lo lanciai a Laura che intanto si era un po’ allontanata. Lo prese al volo e avvicinò il chiodo.
“No no!” gridò il mio amico. La guardò molto preoccupato.
“Va bene” concluse rassegnato “iniziamo subito la ricerca ma è l’ultima volta che gioco con voi. Siete delle serpi e comunque non è giusto, siete tre femmine contro un solo maschio!”
“Tanto anche con Fabrizio siete in minoranza!” gli rispose Laura lanciandomi il pallone. Effettivamente ci alleavamo parecchie volte contro loro due e finivamo spesso a farci a vicenda dei dispetti.
Lo porsi a Giacomo per fare pace, con la promessa che non lo avremmo bucato, almeno quel pomeriggio.
“Da dove cominciamo?” chiesi “Ho già ispezionato tutto il mio giardino ma non c’è niente” dissi sconsolata.
“Andiamo nel mio” propose Laura “Forse Uga ci può consigliare”.
Uga era la sua tartaruga. Non sapevamo quanti anni avesse ma ricordavo che una volta la maestra mi aveva detto che una tartaruga può vivere anche mille anni e lei effettivamente sembrava molto vecchia. Se davvero avesse avuto mille anni, ma anche qualcuno in meno, sicuramente avrebbe saputo che cosa dovevamo cercare.
Annuimmo tutti d’accordo.
Giacomo ci fece segno di aspettare un secondo. Corse in casa per nascondere il suo pallone e tornò fuori con una pistola di plastica infilata nell’elastico dei pantaloni.
Lo guardammo perplesse.
“Qualcuno dovrà pur difendervi. Andiamo” affermò con totale sicurezza, avviandosi verso il giardino di Laura. Io e lei ci guardammo, ridendo sotto i baffi.



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2 commenti

  • Valeria Gigliuto

    Questo racconto riesce a far riecheggiare alcuni ricordi personali di quel periodo in cui si gioca e si vive spensierati. Un periodo unico che non tornerà se non rievocato dalla memoria. Si tratta di un episodio singolare, che ti conduce per mano, senza avere fretta di arrivare alla conclusione, sembra di tirare il filo di una maglia, un antistress, un passatempo che non hai voglia di smettere, ma nello stesso tempo, pur restando curiosa del finale, mi fa tornare indietro con la mente a quell’età… personalmente lo trovo simpatico, leggero (e indispensabile!) come una favola da leggere da adulta per tornare bambina.

    • Riccio in letargo

      Grazie mille, le tue parole mi rendono felice. Sono contenta di suscitare emozioni e ricordi dell’infanzia, era proprio questo il mio intento e sapere di riuscirci mi stimola ad andare avanti! A breve pubblicherò il seguito, se ti va fammi sapere cosa ne pensi! 🦔

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