La chiave arrugginita,  Racconto

La chiave arrugginita – parte 1

Da piccola mi piaceva tantissimo giocare all’aria aperta. Esploravo ogni anfratto, inventavo mille avventure e risolvevo misteri nuovi ogni giorno.
Spesso giocavo con altri bambini, abitavamo tutti vicini e ci ritrovavamo a turno da uno o dall’altro. Ogni giardino era diverso e con qualche particolarità che lo caratterizzava. Il mio per esempio era formato da tanti terrazzamenti, scale e stradine strette e nascoste; quello di Laura era piccolo e nascosto, con una lenta tartaruga che diventava ogni volta un animale magico. Fabrizio aveva in realtà un terrazzo molto alto e ci sembrava di essere in cima ad una fortezza. Giacomo e Ilaria, nipoti della signora che abita proprio di fronte, avevano a disposizione un cortile piastrellato con un gazebo nascosto dietro una siepe, in una posizione fresca e riservata.
Eravamo un bel gruppetto numeroso, più o meno tutti della stessa età tranne Laura che aveva ben quattro anni in più di me. Io ero la seconda più grande e per questo ci piaceva fare un po’ le capobanda inventandoci storie magiche o misteriose a cui gli altri bambini credevano.
Ricordo ancora quel giorno in cui trovai qualcosa di davvero misterioso. Era piena estate e il caldo torrido appesantiva il respiro. Indossavo una canottiera gialla e dei pantaloncini a fiori che non nascondevano per niente le ginocchia piene di cerotti e lividi. Passeggiavo un po’ annoiata tra le solite piante, i miei amici non erano ancora usciti e li stavo aspettando, cercando di trovare qualche idea su come passare il pomeriggio. Ad un certo punto decisi che dovevo provare a scalare proprio quel muretto che divideva l’entrata della mia cantina dalla salvia profumata. Mi sembrava altissimo e avrei sfidato tutti quanti a fare lo stesso. A chi sarebbe riuscito nell’impresa avrei assegnato una medaglia di carta da me disegnata e ritagliata.
Fu durante quella missione alla Indiana Jones che infilai per caso la mano in una fessura sottile e quasi invisibile, perfetta per potermi aggrappare. Invece, con mia grande sorpresa, ci trovai dentro una vecchia chiave rovinata. Era lunga il doppio della mia mano, che dico, era il triplo della mano di mio papà. Pesava molto e la ruggine aveva mangiato i dentini che la caratterizzavano, lasciando però intuire la complessità della serratura. Con molto coraggio levai le ragnatele che la avvolgevano e iniziai a studiarla con attenzione.
No, non avevo mai visto nulla del genere.
Ammetto che inizialmente provai a lavarla, convinta che la ruggine fosse solo sporco che con acqua, sapone e una spugna di metallo poteva andare via.
Tornai di fronte al muro dove l’avevo trovata, ma non c’era alcun segno che potesse far pensare che lì una volta ci potesse essere una porta. Mi girai verso la cantina, ma nemmeno quella era la porta giusta.
Avevo letto da poco il libro “Il giardino segreto” e così mi convinsi che ce ne fosse uno anche lì. Da lì a poco sarebbero arrivati i miei amici e non sapevo come comportarmi. Non volevo condividere la mia scoperta con loro perché il ritrovamento era avvenuto davanti alla mia cantina, quindi quel mistero riguardava solo me. Però, iniziai a pensare, la porta nascosta forse non era così facile da trovare. Avrei potuto metterci tutta l’estate, probabilmente da sola non avrei nemmeno fatto in tempo a trovarla prima che arrivasse il tempo di tornare a scuola. Magari valeva la pena dividere i tesori che avremmo scoperto, se li avessimo cercati tutti insieme.
Rassegnata, mi sedetti nel vialetto che univa tutte le nostre case e aspettai che anche gli altri bambini uscissero di casa. Tenevo la chiave in mano, nascosta dietro la schiena.



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