Diario della quarantena,  Racconto

Il Caffè

Un’abitudine che ho perso in questi giorni è quella del caffè. Mi è sempre piaciuto berlo in compagnia, fin dai tempi del liceo.
La pausa caffè alle macchinette mi faceva sentire più adulta.
All’università invece è diventata una scusa per staccare la testa dai libri e dalle lezioni, un pretesto per fare due chiacchiere e un modo per conoscere gente nuova. Ci radunavamo tutti in quel salone, ci sedevamo sulle scale e capitava che i gruppetti che si formavano si unissero e si mischiassero. Eravamo tutti col caffè in mano. Ce ne lamentavamo perché non era buono, era amaro, era caldo, era poco, costava troppo, era annacquato. Eppure stavamo tutti lì, insieme, sorseggiandone uno.
Anche più volte al giorno.

In casa con i coinquilini però era il momento più bello.

Sono stata in una casa che era spettacolare.
Aveva tre balconi e un terrazzo, per intenderci.
Uno dei balconi, in particolare, era il nostro preferito perché era coperto e c’era un tavolo con le sedie. Era sempre illuminato dal sole ed io e la mia compagna di stanza avevamo una porta in camera che ci portava lì.
Prendevo sempre il caffè con lei, non so quanti ne bevessimo al giorno, ma era un piccolo rituale per stare insieme.
“Faccio un caffè, lo vuoi?” Era impossibile dire di no, anzi, eravamo arrivate al punto che nemmeno ce lo chiedevamo più. Se una aveva voglia di caffè, lo faceva per entrambe. Se eri triste, l’altra ti portava un caffè. Se eri stanca e e dovevi studiare fino a tardi, sapevi che l’amica ti avrebbe tenuto compagnia, insieme a due tazzine di caffè. Erano le sue, colorate, viola per me e rossa per lei. Mi mancano molto quelle tazzine un po’ sbeccate, ogni volta che ne vedo una simile non posso che pensare ai nostri vent’anni.

In questi giorni ho parecchia malinconia di quei momenti, eravamo spensierate e ci bastava poco per divertirci. Non avevamo niente, ma avevamo il mondo. Avrò per sempre il ricordo di quelle intere serate passate a ridere e di quelle notti in compagnia, sul balcone e la Mole in lontananza.
Sembrano passati secoli da quando vivevamo insieme, anche se in realtà sono passati solo cinque anni.
In questi cinque anni sono accadute talmente tante cose è stato impossibile raccontarcele tutte.
Però siamo sempre rimaste in contatto, siamo sempre rimaste amiche.

Mi piace sapere che in ogni caso lei c’è, ed è bello esserci sempre per lei.

È così che ieri mi ha chiamata.
“Ci prendiamo un caffè al telefono?”

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