Diario della quarantena

I segreti del papavero

Stamattina mi è sembrato di essere in un quadro impressionista. Era praticamente impossibile non notare tutti i papaveri che si affacciavano dal ciglio della strada e dai muretti. Si guardavano tra loro, come se volessero raccontarsi qualcosa. Poi, non appena finivano ciò che avevano da dire, aspettavano che il vento trasportasse altrove i loro petali sottili.
Uno in particolare però ha attirato la mia attenzione. Stava in disparte, mentre gli altri erano radunati a spettegolare chiassosamente sugli altri fiori. Lui, silenzioso, guardava i movimenti lungo la strada, incurante di quello che dovrebbe fare un vero papavero. Non stava dritto sul suo lungo gambo ma un po’ incurvato carezzava con i petali alcuni fili d’erba. Nonostante ciò era più alto degli altri. Non era rumoroso come i suoi simili, ma sorrideva ad ogni passante. Proprio per questo attirava l’attenzione. Ho deciso quindi di avvicinarmi, per capire se davvero non aveva nulla da dire o se in realtà semplicemente i suoi pensieri fossero più riservati.
“Buongiorno” mi disse.
“Buongiorno a te” gli risposi, controllando che attorno a me non ci fosse nessuno.
Si raddrizzò un poco, non si aspettava una mia risposta.
“Perché sei qui da solo invece di stare con gli altri papaveri?” gli chiesi.
“Potrei farti la stessa domanda ma vedi, io non sono da solo”. Si spostò leggermente, mostrandomi alcuni piccoli fiori bianchi.
“Lo sai” mi raccontò “i papaveri non parlano mai con le margherite. Le reputano troppo scialbe, banali. Non si piegano fino a loro. È molto triste, perché in realtà hanno tantissime storie da raccontare di ciò che succede lì in basso”.
Rimasi stupita. Non pensavo esistessero fiori così supponenti.
“Siamo i fiori più vanitosi che puoi incontrare, più della rosa” continuò.
“La maggior parte di noi crede che non esista nulla al mondo con il nostro stesso colore. Certo, siamo belli ma quale fiore non lo è?”
Lo osservai, effettivamente aveva un bellissimo colore, anche più brillante degli altri; mi ricordò le coccinelle.
“Inoltre, vogliamo stare sempre in alto, ma non siamo alberi. Ci pieghiamo come i fili d’erba. Anche loro sono miei amici, giochiamo spesso insieme a schivare il vento. Gli altri papaveri lo reputano un gioco sciocco”.
Lo rassicurai che invece sembrava essere molto divertente.
“Pensa, mi hanno isolato perché lascio salire su di me alcuni insetti. Credono sia pericoloso ma non posso farci nulla, adoro socializzare. In ogni caso, ho avuto più amici che nemici, tra questi animaletti”.
Rimasi sbalordita dalla sua intelligenza.
“Ho già un giorno di vita, posso spiegarti alcune cose, se ti avvicini ancora un po’”.
Credo che i passanti mi abbiano presa per matta, mentre avvicinavo l’orecchio al mio nuovo amico.
Mi ha fatto giurare di non raccontare a nessuno i segreti della sua esperienza, posso dirvi però che mi ha confidato la bellezza dei dettagli, l’importanza del vivere pienamente più che a lungo. Mi mostrò orgoglioso le sue cicatrici, piccoli segni sui petali e sullo stelo. Mi disse che senza quelli non sentirebbe di aver vissuto per davvero. Mi raccomandò di guardare sempre in basso, perché è lì che posso trovare il mio sostegno. Solo dopo potrò puntare in alto, ricordando sempre la differenza tra me e un albero.
“Ecco” concluse “adesso ho parlato anche con un essere umano. Penso non ci sia papavero che abbia vissuto più pienamente di me”.
Mi congedò con un saluto allegro, e tornò a giocare con le margherite, i fili d’erba e le formiche.

Al ritorno decisi di passare di nuovo per quella strada, per salutare il mio amico.
Ricordavo bene dove fosse, ma non lo trovai più. Provai a chiedere agli altri papaveri, ma si alzarono dritti dritti girandosi dalla parte opposta. Guardai verso le margherite; tra di loro, un po’ nascosto, un petalo rosso stava a terra. I fili d’erba mi indicarono il prato, e vidi altri petali sparsi.
Rimasi in silenzio, il vento aveva capito che non c’era più nulla da dire e portò via anche alcune mie parole.

(ho fotografato il mio amico papavero ma vorrei tenere la foto per me. Questi che vedete invece erano sopra la mia testa insieme al cielo, ho cercato di ricreare la sensazione da quadro impressionista che ho provato)

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *