Diario

Finestre accese

Sono sempre stata affascinata dagli abitanti della notte. Non quelli che si riversano rumorosi per le strade, ma quelli più discreti che rimangono in casa, talvolta solitari. Mi piace guardare le luci che si affacciano per niente timide dalle finestre e immaginare cosa tiene alzate queste persone. Forse un libro, una questione irrisolta o magari un pensiero assillante.
Forse semplicemente sono sveglie e basta e vogliono farlo sapere agli altri.
Mi piace, quando non riesco a dormire, vedere questi piccoli fari e sentirmi parte di un gruppo.
È come guardare dei quadri nel buio, le finestre accese diventano una calamita per lo sguardo curioso. Ti lasciano nell’attesa che possa accadere qualcosa, le osservi sperando di intravedere qualcuno.
Finestre accese, come piccole televisioni, che attraggono perché mostrano qualcosa di reale anche se frammentario.
Un lampadario che proietta la propria ombra sul muro, una sedia vuota che si intravede fra le tende, una scala che sparisce al di là della cornice e che non puoi sapere dove porta. Briciole di vite altrui che osservi in cambio della tua luce.
Lasciarla accesa nella notte infatti è un linguaggio, un segnale che proietti nell’oscurità per comunicare con gli altri, per dire che conosci questa comunità che vive al contrario, che vuoi farne parte.
Le finestre diventano specchi in cui riflettersi e che puoi attraversare.
A volte succede che qualcuno come me si affacci e mi trovi subito. Non ci si vede veramente, dell’altro si può solo intuire la sagoma, ma sappiamo che ci stiamo osservando a vicenda. Non si può dire niente, è una regola non scritta e infrangerla sarebbe come spezzare l’intimità altrui. Condividere qualcosa di così particolare con uno sconosciuto è qualcosa da fare in silenzio.
Sai che ti osserva perché è immobile come lo sei tu mentre guardi la sua finestra.
È un dialogo breve, di pochi minuti. A volte dura solo il tempo di una sigaretta, altre volte si aspetta finché non arriva un brivido di freddo.
Poi uno dei due decide di andarsene, silenziosamente come è arrivato, e mette fine al dialogo. Potrebbe lasciare la luce accesa ancora un po’ o potrebbe spegnerla nell’immediato, a seconda di come vuole salutarti.
In queste notti ho visto i quadri moltiplicarsi, la città si sta trasformando in un museo, una mostra d’arte dove noi siamo protagonisti silenziosi e allo stesso tempo spettatori. Siamo arte e siamo artisti, siamo libri e siamo scrittori.
Guardiamo il giorno arrivare, spegniamo la luce, ci confondiamo col resto del mondo.
Attendiamo ancora un’altra notte per parlarci, finché arriverà il sonno e non avremo più niente da dirci.