È un susseguirsi a cadenza regolare, un ripetersi che stanca in fretta.

Una mia maestra, quando ero piccola, mi disse che ogni volta che sentiva un’ambulanza cercava di pensare che potesse essere qualcosa di positivo. “Non è detto che la sirena sia per forza il segno di qualcosa di brutto” mi spiegò, “potrebbe anche essere, per esempio, una donna che sta mettendo al mondo il suo bambino”.

Ogni volta che ne sento una penso a questo episodio, ma adesso mi è davvero difficile riuscire a convincermi che stia andando tutto bene, sono davvero troppe.
Chissà tra tutte queste ambulanze quante davvero stanno aiutando una mamma nel suo gesto più bello.
Quante di queste stanno soccorrendo qualcuno che non respira più?
Quante persone dentro quelle vetture si stanno mettendo a rischio?
Sono pensieri che cerchi di scacciare, ma ogni sirena che si avvicina e passa oltre ti ricorda rumorosamente la lotta che stiamo vivendo.

Una, due, tre…

Ho già provato a contarle parecchie volte, ma perdo sempre il filo.
Quello che vogliono ricordarci, gridando per le strade, è che questo brutto momento riguarda tutti noi e non possiamo sottrarci dalla realtà.
Non ti permettono di fare finta di niente per più di dieci minuti.

E allora cerco di tranquillizzarmi, ripensando a quella volta a scuola. Mi rifugio in un passatempo strano ma che distrae.

Sarebbe bello se l’ambulanza appena passata stia portando, di nascosto, un uomo dalla sua donna, separati dagli eventi.
Oppure chissà, un portapizze a cui si è rotto il motorino. “Più veloci, vi prego! Devo consegnare queste pizze prima che si raffreddino!”
O potrebbe essere, tanto per giocare, la copertura di un’operazione segreta dell’FBI.
Anche al bambino che ha finito le penne per i compiti urgentissimi servirebbe un’ambulanza che sfreccia tra le strade per portargliene una confezione intera.
Sorrido tra me e me, alla fine è un giochino divertente.
Ma come ogni gioco finisce, e quando non ho più nulla con cui camuffare i pensieri mi ricordo di dove sono.

La mia maestra delle elementari, me la ricordo come la donna più buona che conoscessi, mi piaceva tanto il suo sorriso ed era sempre allegra.
L’ultima volta che l’ho vista, qualche hanno fa, stava per mettere al mondo il suo bambino.
E il suo sorriso era più assordante di qualsiasi sirena.

Una, due, tre…

Ogni giorno è sempre uguale, ma qualcuno è peggio di quello prima.
Dedico un pensiero ad ognuno di loro. “Resisti”.

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