Diario della quarantena,  Diario di vita

Il male minore

Oggi è stata una giornata piena di scocciature e imprevisti. Sembrava non ne andasse bene una ma c’era un bel sole e il cielo azzurro, così ho deciso di fare un giro al Parco della Pellerina. Si tratta del parco più grande della città, ed è bellissimo!

Se non lo conosci, vorrei condividere con te una curiosità sul suo nome.
Da wikipedia:

Viene chiamato Parco della Pellerina da un’antica cascina, ubicata all’esterno del parco, per la precisione all’intersezione di corso Regina Margherita e via Pietro Cossa, che reca il nome di cascina della Pellerina.
Una possibile, ma interessante interpretazione del nome deriva dall’accostamento della dizione pellerina, abitualmente utilizzato per denominare gli edifici o i locali dove venivano giudicati ed esposti i debitori insolventi (vedi l’ala del Comune di Villafranca Piemonte che ne mantiene il nome), con la pietra della berlina o pera berlina dove venivano messi appunto alla berlina gli stessi soggetti. In Piemonte se ne trovano esempi numerosi. I debitori insolventi venivano esposti senza mutande, onde il detto “picchiare il culo per terra” per indicare i soggetti in rovina economica.

Esiste un’altra possibile interpretazione: la cascina è situata lungo la strada che da Mont Saint Michel passa per la Sacra di San Michele in Val di Susa e termina al Santuario di San Michele Arcangelo, a Monte Sant’Angelo, conosciuta anche con il nome di “via di San Michele”, il quale era un percorso frequentato da molti pellegrini e sembra che in questa località trovassero rifugio per la notte, prima di entrare in città. Di qui il nome del luogo, dove in seguito nacque la Cascina e “la Pellerina” sarebbe una contrazione del nome “la Pellegrina”.

Sembrava un giorno normale.
C’erano tanti ragazzi che passeggiavano in gruppo, molte famiglie nell’area giochi, parecchi bici che sfrecciavano per i sentieri. Moltissimi senza rispettare le distanze e senza alcun dispositivo di sicurezza.
Mi chiedo se queste persone hanno già dimenticato quello che abbiamo appena vissuto, se hanno superato la paura, la solitudine, l’incertezza.
Mi domando se adesso le loro vite si siano già risolte e se sono solo io a muovermi ancora a stento.
O forse prevale la loro voglia di vita e di normalità e questo è soltanto il loro modo per andare avanti.

Io non ce la faccio ancora a fare finta che non sia successo niente.

La pioggia è arrivata per farci tornare alla realtà, sono bastate due gocce per farci scappare.
Ci siamo lamentati dell’aria fredda improvvisa e delle nuvole grigie che non ci aspettavamo.

Siamo scappati dalla pioggia come se lei fosse l’unica cosa che in quel momento potesse nuocerci, senza riflettere che invece era solo il male minore.

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